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La crisi climatica e ambientale vista dai bambini
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La crisi climatica e ambientale vista dai bambini
L’articolo mostra l’importanza
di osservare l’influenza del degrado ambientale e gli effetti della crisi climatica sulle vite dei bambini
rileggendo la sfida ambientale nell’ottica dei diritti dell’infanzia, riconoscendola come una “crisi intergenerazionale”, i cui effetti colpiscono in misura maggiore
le giovani generazioni presenti
e future, proprio coloro che meno hanno contribuito a generarla.
Coordinatrice del Centro Ricerche di Save the Children


Che mondo sarebbe se a prendere le decisioni fossero le bambine, i bambini e gli adolescenti di oggi, in particolare sul tema ambientale, così di impatto per le presenti e future generazioni?
Sebbene sembri una domanda retorica, permette di rilevare la dicotomia tra l’impegno delle ragazze e dei ragazzi in Italia e all’estero nel mostrare, più degli adulti, una chiara presa di posizione e mobilitazione sull’urgenza della crisi ambientale, e l’assenza di politiche incisive di contrasto alla crisi climatica, in cui di fatto la loro voce resta inascoltata, fuori e dentro i consessi nazionali e internazionali.
Per meglio comprendere il punto di vista dei bambini nelle politiche ambientali occorre osservarne molteplici fattori che impattano direttamente sulle loro vite. Da un punto di vista socio-economico la vulnerabilità di bambine, bambini e adolescenti è insita nel mancato riconoscimento della loro agency, che si traduce in un’assenza di risorse e servizi dedicati a prevenire e rispondere all’impatto della crisi ambientale nelle loro vite. A questo si accompagnano fattori di tipo fisiologico, data la specificità delle conseguenze climatiche sullo sviluppo e sulla crescita dei bambini sin dalla più tenera età, così come fattori geografico-ambientali, per cui le famiglie con bambini a rischio di esclusione sociale che vivono in contesti fragili, sono i nuclei più impattati a livello globale.
A sostegno dell’urgenza del ribaltamento della visione adultocentrica, anche il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha di recente riconosciuto la centralità dell’infanzia nel dibattito politico e giuridico sulla crisi climatica e ambientale, sostenendo che uno Stato che faccia parte della Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), possa essere ritenuto responsabile per gli impatti negativi delle proprie emissioni di gas nocivi sui diritti dei bambini, sia all’interno che all’esterno del proprio territorio nazionale(1).
Al fine di osservare quanto il degrado ambientale e gli effetti della crisi climatica influenzino le vite dei bambini, occorre prima di tutto rileggere la sfida ambientale nell’ottica dei diritti dell’infanzia, riconoscendola come una crisi intergenerazionale, i cui effetti colpiscono in misura maggiore le giovani generazioni presenti e future, proprio coloro che meno hanno contribuito a generala.
Un dato esemplificativo, pubblicato in un rapporto di Save the Children, mostra come un bambino nato nel 2020 sia stato colpito in media dal doppio di incendi, 2,6 volte in più da siccità, 2,8 volte in più da inondazioni di fiumi e dalla perdita dei raccolti agricoli, e sia stato esposto ad ondate di calore eccessive 6,8 volte in più rispetto ai suoi nonni (una persona nata nel 1960)(2).
Questo dato si fa ancora più grave se si pensa che gli eventi meteorologici estremi stanno diventando sempre più frequenti: a livello globale, sono aumentati di 5 volte negli ultimi cinquant’anni. Inoltre la crisi ambientale ha un impatto diretto sul diritto alla salute e all’istruzione dei bambini. Un recente studio(3) ha rilevato come anche in Italia ondate di calore, siccità, inondazioni e incendi abbiano potenziali conseguenze sulla salute delle persone e siano collegati a un rischio più elevato di mortalità, lesioni e ricoveri ospedalieri.
I risultati suggeriscono che il cambiamento climatico abbia un impatto sulla salute soprattutto dei bambini più piccoli, mettendo in evidenza la necessità di misure di adattamento ai cambiamenti climatici e mitigazione degli effetti per proteggere, non solo le future generazioni, ma anche per tutelare la salute delle attuali fasce di popolazione più fragili. Grazie allo studio si rileva l’urgenza di considerare le conseguenze del cambiamento climatico come potenziali determinanti di patologie croniche.
Per quanto riguarda le conseguenze sull’educazione, basti pensare che nel mondo almeno 242 milioni di studenti in 85 paesi hanno subito interruzioni dell'istruzione a causa di eventi climatici estremi, tra cui ondate di calore, cicloni tropicali, tempeste, inondazioni e siccità, nel 2024(4).
Una crisi globale, dunque, che colpisce i più vulnerabili, i bambini e in particolare coloro che sono a rischio di esclusione sociale: una vera ingiustizia climatica. Occorre infatti ricordare quanto le trasformazioni ambientali e il cambiamento climatico aggravino le condizioni di povertà già acute. Si prevede, infatti, che la combinazione di eventi estremi sempre più frequenti e l'aggravarsi della povertà, a causa del cambiamento climatico, spingeranno oltre 100 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito al di sotto della soglia di povertà entro il 2030, mentre il numero di persone che necessita di assistenza umanitaria raddoppierà entro il 2050.
Anche in Italia, in un’epoca post-pandemica, i bambini si ritroveranno ancor più svantaggiati nel far fronte ad un pianeta surriscaldato, con eventi metereologici estremi, cibo e acqua contaminati, ondate di calore, nuove malattie infettive(5). Tali ripercussioni sulla popolazione più a rischio di esclusione sociale andranno ad aggravare un fenomeno già allarmante. Secondo Istat, nel 2024 la povertà assoluta minorile riguarda 1,29 milioni di minori, ovvero il 13,8% del totale, con importanti disuguaglianze sociali e territoriali(6). Un fenomeno che già oggi incide sui loro percorsi educativi e di crescita, mettendo a rischio le loro opportunità e penalizzando le aspettative per il futuro.
In conclusione, risulta quantomai necessario invertire la rotta e sostenere le pratiche di sostenibilità ambientale adottando un’ottica di giusta transizione ecologica, incentivando modelli innovativi di transizione che siano al contempo sostenibili da un punto di vista sociale e ambientale, prevenendo nuove forme di disuguaglianza e povertà, sostenendo innovazione ed educazione alla sostenibilità.
Infine è necessario garantire un approccio quanto più possibile inclusivo e partecipativo che preveda il coinvolgimento di bambini, bambine e adolescenti nelle politiche che li riguardano, senza ulteriori indugi.
(1) Si veda General Comment n. 26 sui diritti dei minori e l’ambiente
(2) Save the Children, Born into climate crisis
(4) Unicef, Learning Interrupted: Global Snapshot of Climate-Related School Disruptions in 2024, 2025 https://www.unicef.it/media/giornata-internazionale-dell-educazione-242-milioni-dibambini-in-85-paesi-non-hanno-potuto-frequentare-la-scuola-a-causa-delle-crisi-climatiche-nel- 2024/
(5) Per maggiori approfondimenti si veda L’Atlante infanzia (a rischio)
(6) Istat 2024 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/REPORT_POVERTA_2023.pdf
