professione
DS
EDITORIALE
Sono trascorsi venticinque anni da quando, il 30 marzo del 2001, i capi d’istituto delle scuole di ogni ordine e grado, direttori didattici e presidi, diventavano a tutti gli effetti dirigenti, nel quadro delle disposizioni che ridisegnavano in generale l’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Un profilo, quello del dirigente scolastico, non riconducibile in modo generico a quello di una generica dirigenza, ma caratterizzato in modo specifico dalle finalità che, nell’ambito del sistema pubblico di istruzione, sono attribuite alle istituzioni scolastiche, finalità declinate in modo chiaro dall’art. 2 del Regolamento col quale, due anni prima del già citato decreto legislativo 165/2001, per tali istituzioni diventava concretamente operante il principio dell’autonomia sancito giuridicamente dalla legge 59 del 1997. Anch’essa approvata, come gli altri due successivi provvedimenti, nel mese di marzo, quasi a sottolinearne la portata innovativa, di risveglio, di ripresa, di passaggio, di cambiamento.

NE PARLANO
Il Dirigente Scolastico e il collegio dei docenti
Strumenti giuridici per una leadership efficace
L'esercizio della leadership dirigenziale
nella scuola percorre strade diverse
rispetto al resto della PA.
Non si aggiunge al potere ordinatorio
che è limitato agli adempimenti formali,
ma lo sostituisce quando si relaziona
con il collegio dei docenti su materie
di sua esclusiva competenza.
Gli strumenti formali utilizzabili non sono
atti amministrativi ma afferiscono a formule organizzatorie quali indirizzo e coordinamento.
La dirigenza scolastica nasce nel contesto
di una più generale riforma amministrativa
tesa a riconoscere a livelli decentrati una maggiore autonomia, che vuole darsi da sé,
in misura più o meno ampia, proprie regole
di funzionamento e obiettivi.
L’ottica è quella del passaggio da una cultura
dell’adempimento formale
a quella della responsabilità del risultato.
L’articolo delinea una visione del Dirigente Scolastico come leader abilitante all'interno
di una comunità educante coesa.
Analizzando l'inscindibilità tra gestione
e pedagogia, l'articolo critica la deriva burocratica
e distaccata di un certo stile di dirigenza, proponendo un modello di leadership
relazionale e condivisa che valorizza
il capitale umano come vera leva
del miglioramento.
Il Dirigente Scolastico deve garantire la gestione unitaria della scuola, raggiungendo gli obiettivi
fissati per l’organizzazione che dirige
e rispondendo dei risultati ottenuti.
Per farlo, è necessaria una leadership partecipata, in grado di coinvolgere e valorizzare
le professionalità interne
per una gestione condivisa ed efficace.
La comunità educante non è un’utopia sinfonica,
ma un cantiere pieno di complesse tubature.
Al dirigente spetta tenere insieme orchestra
e idraulica attraverso tre leve:
il rasoio di Occam sugli adempimenti,
una governance ottimizzata e una valutazione concentrata sulla sostanza educativa.

